Di solito un'app si presenta dicendoti tutto quello che sa fare.
La lista delle funzioni. Le frecce che salgono. Le cose che, promettono, ti cambieranno la vita.
Oggi voglio fare il contrario.
Voglio raccontarti tre cose che Cashfulness non fa. E non perché non ci siamo ancora arrivati, o perché un giorno le aggiungeremo.
Tre cose che abbiamo deciso, apposta, di non fare mai.
Lo faccio perché credo che un'app — come una persona — si capisca meglio da quello che si rifiuta di fare che da quello che mette in vetrina.
Le funzioni si copiano. Le rinunce, no. Una rinuncia è una scelta, e una scelta racconta chi sei.
Le tre rinunce che seguono hanno una cosa in comune. Nessuna delle tre è una limitazione tecnica — del tipo "non ci siamo riusciti". Sono tre scelte di valore. Tre porte che avremmo potuto aprire, che molti aprono, e che noi abbiamo chiuso a chiave dall'interno.
Te le racconto una per una.
Uno. Non ti manipoleremo
Comincio dalla più scomoda, perché è quella di cui si parla meno.
Tantissime app — non solo di finanza — sono progettate per spingerti a fare cose che, a mente fredda, non sceglieresti.
Hanno un nome, queste tecniche: si chiamano dark pattern. Lo traduco perché è la prima volta che lo uso: sono "trucchi scuri", schemi di interfaccia costruiti apposta per indirizzare la tua scelta verso ciò che conviene a chi ha fatto l'app, non a te.
Il pulsante "accetta tutto" grande e colorato, e quello per dire no nascosto in piccolo, grigio su grigio. La disdetta sepolta in fondo a sei menu. L'avviso che ti fa sentire in colpa se rifiuti — "no grazie, non mi interessa risparmiare". Il timer che scende per farti decidere prima di ragionare.
Sono tutti modi per spostare la tua decisione con una piccola spinta che non hai chiesto.
In un'app di finanza personale, questa roba sarebbe ancora più velenosa. Perché tocca i tuoi soldi, e tocca le tue paure.
Pensa a quanto sarebbe facile.
Una notifica costruita per metterti ansia: "Stai spendendo troppo!", in rosso, magari la domenica sera. Tu apri l'app col cuore in gola — e quel battito in più è esattamente quello che certi modelli di business chiamano "engagement".
Un numero che lampeggia per farti sentire in ritardo rispetto a tutti gli altri.
Un avviso che ti spinge verso un prodotto da comprare, vestito da consiglio amico.
Noi non lo faremo. Mai.
Le notifiche di Cashfulness sono di due tipi soltanto, e nessuno dei due esiste per agganciarti.
Ci sono gli avvisi generali, informativi — comunicazioni di servizio.
E ci sono gli avvisi personali, legati a uno stato reale dei tuoi conti: "mancano cinque giorni alla chiusura del budget, e sei in linea." Informazione utile, al momento giusto, e quando serve sempre con un'ipotesi di soluzione accanto. Mai un allarme urlato. Mai un "torna, ci manchi".
Il principio che ci siamo dati è una riga sola, e ci tengo a scriverla per intero: l'app non ti scrive mai perché serve a noi che tu la apra. Ti scrive solo quando serve a te.
C'è una ragione di fondo, dietro questo rifiuto.
La manipolazione e la calma non possono stare nella stessa app.
Se ti spingo, ti agito. Se ti agito, ti tolgo proprio la cosa per cui Cashfulness esiste. The calm side of money non è uno slogan da mettere sul sito: è una promessa che si rompe alla prima notifica costruita per farti battere il cuore.
Per questo la manipolazione non è una funzione che abbiamo evitato di aggiungere. È una porta che, se aprissimo, farebbe crollare tutto il resto.
Due. Non gamificheremo i tuoi soldi
La seconda rinuncia è cugina della prima, ma ha una faccia più allegra. E proprio per questo inganna di più.
Hai presente quelle app che trasformano il risparmio in un gioco?
I giorni di fila in cui sei rimasto sotto budget, con la promessa implicita di non interrompere la striscia. I distintivi da sbloccare. Le monete virtuali. I livelli da salire, come se gestire il bilancio di casa fosse una partita.
Il nome tecnico è gamification: prendere le meccaniche dei videogiochi — punti, premi, sequenze da non spezzare — e applicarle a qualcosa che gioco non è.
Sembra il contrario della manipolazione, perché è colorato e gentile. In realtà è la stessa cosa con un vestito più simpatico: serve a tenerti agganciato allo schermo.
Quei meccanismi non misurano i tuoi soldi. Misurano la tua presenza. Ti premiano perché sei tornato, non perché stai meglio.
E spostano la tua attenzione dal dato che conta davvero — quanto vale ciò che hai meno ciò che devi — al punteggio che l'app ha inventato.
Il primo numero è tuo. Il secondo è suo.
Facciamo un esempio veloce, perché si veda la differenza.
Marco ha una striscia di trenta giorni di "budget rispettato" su un'app del genere. È fiero di quel numero. Una sera è stanco, in viaggio, e per non rompere la striscia registra una spesa alla buona, pur di mettere la spunta.
Quel gesto non lo ha reso più ricco di un euro. Ha solo protetto un punteggio che esiste soltanto dentro l'app.
Noi non gamifichiamo. Niente strisce, niente distintivi, niente punti, niente livelli, niente classifiche — nemmeno contro te stesso di ieri.
Se salti una settimana, non perdi niente. Non c'è una striscia che si azzera, non c'è un castello che crolla. Il tuo numero è sempre lì, ti aspetta calmo quando torni.
Riconoscimenti, in Cashfulness, ce ne sono pochi e rari, e li abbiamo legati a fatti veri: quando completi per la prima volta la ricognizione del tuo patrimonio, o quando raggiungi un budget che ti eri dato tu.
La differenza è tutta lì. La gamification ti premia per il comportamento: sei tornato. Noi riconosciamo il risultato: hai capito dove sei.
La ragione profonda è semplice, e per me è seria.
I tuoi soldi non sono un gioco.
Sono lo strumento con cui ti compri tempo, libertà, possibilità di scegliere. Decidere quanto tenere da parte, se cambiare lavoro, come stai messo davvero, sono decisioni adulte. Meritano calma e attenzione, non lucine e fanfare.
Su questo ho scritto un articolo intero, perché c'era molto da dire: perché non gamifichiamo i tuoi soldi. Qui mi basta fissare il punto: è una scelta, non una dimenticanza.
Tre. Non guarderemo i tuoi dati
La terza rinuncia è quella che mi sta più a cuore in assoluto. Ed è anche quella che cambia di più rispetto alle abitudini del settore.
La finanza personale è il posto dove tieni le cose di cui non parli volentieri nemmeno con gli amici. Quanto guadagni davvero. Quanto hai messo da parte, o quanto poco. Un debito che pesa più di quanto ammetti.
Se anche solo sospetti che qualcuno, da qualche parte, possa dare un'occhiata, quei numeri non te li scriverai mai per intero. E un'app di finanza a cui menti per omissione non serve a niente.
Per questo abbiamo costruito Cashfulness in modo da non poter guardare. E qui pesa una parola precisa: non guardare è diverso da non poter guardare.
"Non guardiamo" è una promessa di buona volontà: fidati che siamo bravi.
"Non possiamo guardare" è una promessa di impossibilità: anche volendo, non ci riusciamo.
Noi abbiamo scelto la seconda, e l'abbiamo scelta in due modi che si rinforzano.
Il primo riguarda chi sei. Quando ti registri non ti chiediamo nome, cognome, codice fiscale, data di nascita, indirizzo, telefono. Ti chiediamo un soprannome — quello che vuoi, anche di fantasia: "Capitano", "Vela", quello che ti pare — un'email e una password. I tuoi conti li chiami come ti servono — "Conto banca", non "Conto Mario Rossi".
Così, anche chi avesse accesso ai dati contabili vedrebbe un certo soprannome con dei conti e dei movimenti, ma senza un modo per legare quei numeri alla persona vera che sei tu.
Il secondo modo riguarda i documenti che carichi: estratti conto, bollette, contratti, polizze. Quelli sono il materiale più delicato — pieni di nome per esteso, indirizzo, importi.
Su quei documenti usiamo una protezione che si chiama crittografia end-to-end: prima che il file lasci il tuo telefono o il tuo computer, viene trasformato in un blocco di caratteri illeggibili. Parte già così. Sul nostro server arriva rumore, e rumore resta. Torna leggibile soltanto sul tuo dispositivo, con una chiave che nasce da te e non esce mai di lì.
La conseguenza la dico nel modo più netto che ho.
I tuoi documenti non li possiamo leggere noi che abbiamo costruito l'app. Non li può leggere chi gestisce i server. Non li potrebbe leggere un attaccante che un domani violasse i nostri sistemi: si ritroverebbe in mano file inutilizzabili.
Non perché abbiamo promesso di essere bravi. Perché ci siamo tolti, di proposito, la possibilità di non esserlo.
C'è un prezzo onesto, e preferisco dirtelo io: se perdi la password e anche le parole di recupero della tua chiave, quei documenti diventano illeggibili per sempre, anche per noi. Non esiste un pulsante "ho dimenticato tutto, rimandatemi i file". È il rovescio della medaglia di una serratura che non ha una copia di scorta in mano nostra.
E c'è una conseguenza che va oltre la tecnica: non facciamo profilazione. Non analizziamo il tuo comportamento per venderti qualcosa, non costruiamo un identikit commerciale di te, non passiamo i tuoi numeri a terzi.
Non perché siamo più buoni degli altri. Perché abbiamo deciso che i tuoi dati non sono il nostro prodotto. Il nostro prodotto è lo strumento. I tuoi numeri restano tuoi.
Su come funzionano insieme questi due livelli — l'identità senza nome e i documenti cifrati — ho scritto a parte, perché merita spazio: privacy radicale, due livelli e una sola promessa. Qui basta la frase che riassume tutto: Cashfulness non sa chi sei, non legge i tuoi documenti, non capisce i tuoi numeri. Le chiavi le hai solo tu.
Perché un manifesto in negativo
Forse ti stai chiedendo perché ho scelto di presentarti Cashfulness partendo da tre "no".
Perché i "no" sono la parte difficile.
Aggiungere una funzione è facile, e di solito conviene a chi fa l'app. Un nudge in più tiene la gente incollata. Una striscia in più la fa tornare. Un dato in più si può rivendere.
Dire di no a tutto questo costa. Significa rinunciare a leve che funzionano — funzionano davvero, è il motivo per cui sono ovunque. Significa costruire un prodotto un po' più silenzioso, un po' meno "appiccicoso", che alla prima occhiata sembra perfino fare meno delle alternative.
Lo abbiamo accettato, perché c'è un filo che tiene insieme le tre rinunce.
Non ti manipoleremo, perché vogliamo che tu decida con la testa, non con la pancia che ti abbiamo agitato.
Non gamificheremo i tuoi soldi, perché vogliamo che tu guardi il dato vero, non un punteggio che ci siamo inventati.
Non guarderemo i tuoi dati, perché vogliamo che tu scriva la verità, senza il dubbio che qualcuno sbirci.
Il filo è sempre lo stesso. È la differenza tra uno strumento che lavora per te e un servizio che lavora su di te.
Quasi tutto, nel digitale di oggi, lavora su di te: cattura la tua attenzione, la modella, la rivende. Cashfulness vuole essere dall'altra parte. Uno strumento neutrale, che ti dà la tua coordinata — il tuo punto nave, cioè quanto vale ciò che hai meno ciò che devi — e poi si fa da parte.
Non ti vendiamo prodotti finanziari. Non prendiamo commissioni su quello che fai con i tuoi soldi. Non abbiamo nessun interesse nascosto nel numero che vedi.
Ti diamo la coordinata. La rotta la scegli tu.
Queste tre rinunce non cambieranno con la prossima versione dell'app. Non sono una fase, non sono una promessa di lancio da rinnegare quando arriveranno le pressioni a crescere a ogni costo.
Sono il pavimento. E un pavimento, se è fatto bene, non si tocca più.
Te le ho scritte qui, nero su bianco, anche per questo: perché tu possa tenerle, e chiedermene conto se un giorno dovessi tradirne una.
Non succederà. Ma è giusto che la promessa sia scritta, e non solo detta.
— Vittorio